Smettere di allattare
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Smettere di allattare è la cosa più difficile di tutto l’allattamento. Non ci sono ragadi, ingorghi, mastiti, che possano reggere il confronto con quanto sgomento comporta in ogni madre il pensiero di smettere di allattare. Credo che il motivo sia perché smettere di allattare non è, come i precedenti, un problema fisico, un dolore che si cura con tachipirine, pomate o impacchi. Smettere di allattare è una questione psicologica molto più che fisica. Smettere di allattare è una questione di istinto, di pancia, di cuore. E in ogni mamma crea ansia, dubbi, domande, ripensamenti, sensi di colpa, tristezza.

Io ho smesso di allattare Davide a 14 mesi perché ero rientrata a lavoro da 4 mesi e in tutti quei 4 mesi le ore che passavamo a casa insieme erano un continuo “attacca-stacca” dal seno. Non riuscivo a fare niente se non consolare lui con il mio seno. Ero stanca e arrabbiata. Lui lo sentiva e non si rilassava nemmeno più con le nostre poppate e così decisi di non andare oltre. Dovevo continuare a regalargli un gesto che non vivevo più con gioia oppure dovevo regalargli una mamma serena e rilassata quando stava con lui? Ho capito che la seconda cosa era la migliore e così ho smesso di allattare dopo mesi e mesi di allattamento totalmente a richiesta.

Quando ho scritto il post in cui ho raccontato come e quando ho smesso di allattare Davide, ho ricevuto un sacco di mail private da mamme che mi chiedevano consigli su come smettere di allattare e ho scoperto ognuna di noi ha un suo motivo di fondo per il quale decide di smettere. Ogni motivo è diverso, ma ognuna di noi condivide con le altre la paura enorme di non farcela, il senso di colpa gigantesco di togliere al proprio bambino qualcosa di essenziale e il terrore di non riuscire a colmare quel vuoto con un qualcosa di altrettanto unico e speciale.

Quindi ho deciso di raccogliere qui i vari consigli che mi sono trovata a dare alle mamme su come, quando, perché smettere di allattare. Sempre chiarendo a tutte loro e a tutte voi che forse mi leggete adesso che sono solo consigli di una mamma. Di una mamma che ha una formazione di mamma alla pari ma comunque non sono consigli professionali di un’ostetrica o di un’infermiera pediatrica.

1. Fermarsi a riflettere

Quando decidete di smettere di allattare, prendetevi tempo. So per esperienza che questa decisione viene in mente almeno dieci volte al giorno quando si è stanche e si passano notti insonni una dopo l’altra. Però è necessario che vi prendiate qualche giorno o almeno qualche ora di disconnessione da tutto e da tutti per guardare in fondo alla vostra decisione. Dovete capire il perché decidete di smettere. Può essere stanchezza, può essere che dobbiate affrontare una cura che richiede farmaci incompatibili con l’allattamento, può essere la pressione dei giudizi esterni di parenti e familiari, può essere che il bambino non si rilassa più al seno come prima. Qualsiasi sia il motivo che vi spinge a interrompere l’allattamento, focalizzatelo bene, e togliete qualsiasi voce dalla testa che non sia la vostra. Ascoltate il vostro cuore di mammifero.
Sapete perché è indispensabile? Perché una volta presa la decisione non si deve tornare indietro. Bisogna essere fortissime e irremovibili. E se la motivazione per la quale si intraprende un cammino non è forte e salda, ogni gesto diventa traballante. E un bambino che cerca il seno può essere fortissimo, decisissimo a prenderselo, può piantare pianti e capricci estenuanti e se voi non siete altrettanto fortissime e decisissime e sicure di quello che avete scelto di fare, non ce la farete.

2. Essere decise

Ecco quello che dicevo. Una volta che la decisione è stata presa bisogna essere coerenti e irremovibili. Non è questione di essere sergenti di ferro dure e pure. Il fatto è che questo è l’unico modo di venirne fuori. Perché esistono bambini che non fanno problemi e scivolano facilmente dalla routine del seno a tante altre routine di consolazione. Ma esistono bambini forti e molto attaccati alla coccola speciale che dà l’allattamento e quindi bisogna essere pronte a affrontarli.
Un bambino ha sempre bisogno di scelte coerenti. In ogni decisione che i genitori prendono per lui deve poter riconoscere una sola direzione. Ogni tentennamento o cambio di rotta lo confonde e lo destabilizza. Quindi una volta che avete deciso non si torna indietro.

3. Procedere con gradualità

Non bisogna pensare di poter togliere da un giorno all’altro tutte le poppate. Bisogna dare modo a noi stesse, al nostro bambino e al nostro corpo di abituarsi a qualcosa di diverso: ovvero una minore produzione di latte. C’è chi toglie per prime le poppate che precedono i pisolini, chi toglie la poppata della stanchezza delle sei del pomeriggio, chi toglie la poppata notturna.
Io per esempio ho tolto prima le poppate della notte, e solo dopo qualche mese, quelle diurne. Ho fatto così perché mi ero resa conto che le poppate notturne erano una brevissima consolazione data dall’abitudine – soprattutto mia! – di attaccare al seno mio figlio appena lo sentivo lamentarsi nella notte. Le poppate diurne invece erano proprio una grande consolazione per lui, erano il suo modo di dirmi “Mamma dove sei stata tutto il giorno? Mi sei mancata tanto, adesso stai con me e basta!”. Quando ho tolto le poppate diurne eravamo ancora a quota 3-4 poppate e ho scelto di toglierle tutte insieme perché erano poche e soprattutto erano diventate “ciucciatine” più che poppate. Non quindi erano associate a una grandissima produzione di latte.

La gradualità infatti aiuta anche il nostro corpo a passare in modo naturale a una sempre minore produzione di prolattina e quindi di latte. Il seno nei primi giorni si riempirà in corrispondenza di quelle che erano le poppate, ma basta avere la pazienza di fare un poco di spremitura manuale (sotto la doccia o su un lavandino) e togliere quel poco di latte che ci permetta di non sentire più tensione o calore. Il latte non va spremuto tutto, altrimenti si manderebbe al cervello il falso messaggio che qualcuno ha ancora bisogno di latte. Bisogna spremere solo il tanto che allevia la tensione e pian piano, nel giro di qualche settimana, la produzione di latte cesserà.

Molte mamme si fanno prescrivere le famose pastiglie che “mandano via il latte”, che dovrebbero inibire da subito la produzione di latte. Io non l’ho usata, ma conosco molte mamme che prendendola non solo hanno avuto spiacevoli effetti collaterali ma soprattutto non hanno avuto l’effetto sperato: il seno infatti si riempiva ancora di latte e quindi sono comunque dovute passare alla fase della spremitura manuale.

Quindi, la parola d’ordine è gradualità: siccome smettere di allattare è una fase importante, stressante e a volte faticosa, affrontiamola a piccole dosi. Con decisione ma a piccole dosi.

4. Cercare e accettare aiuto e sostegno

Io ho smesso del tutto di allattare durante le vacanze di Natale perché sapevo che avrei avuto a disposizione in casa con me il papà, i nonni e la zia che mi avrebbero aiutato a distrarre Davide quando avesse cercato il seno. E ha funzionato. Se guardo indietro verso quei giorni in realtà mi accorgo che sono stata quasi sempre io a distrarre Davide con coccole, giochi e letture quando lui cercava il mio seno, ma sapere che attorno me c’erano delle persone che lui amava e che sarebbero potute intervenire in mio sostegno quando non ce l’avessi fatta mi ha dato un fortissimo aiuto psicologico.

Io infatti non sono d’accordo con chi per smettere di allattare decide di allontanarsi per qualche giorno dal proprio figlio in modo tale che lui non vedendo la mamma si dimentichi del seno. Ci sono mamme che dormono per qualche giorno in hotel, chi trasferisce il bimbo dai nonni, chi si nasconde a dormire in salotto. Io credo che sia la mamma in prima persona a dover dire e far capire al proprio bambino che c’è un nuovo modo di addormentarsi o consolarsi. Perché in ogni caso, quando il bambino vedrà di nuovo la propria mamma, anche se è stato tre giorni senza un goccio di latte, probabilmente lo cercherà di nuovo proprio perché lo associa alla sua mamma. Certo, anche io, durante alcune notti, non ce la facevo più. Anche io mi sono rifugiata nella camera a fianco e mio marito ha percorso la casa in lungo e largo con Davide in braccio per fargli vedere che la mamma non c’era. Però l’ho fatto al terzo o al quarto risveglio della notte, dopo che avevo tentato almeno per qualche volta di consolarlo in altro modo e fargli capire che la mamma c’era, era lì con lui, ma non lo allattava più.

Quindi il mio consiglio è quello di pianificare un pochino prima il periodo in cui volete smettere. Cercare un periodo in cui magari non dovete lavorare e potete recuperare un po’ durante i giorno il sonno perduto, oppure un periodo in cui qualcuno sia disposto a aiutarvi per qualche giorno.

5. Dotarsi di pazienza e fantasia

Quando un piccolino decide che vuole il seno della mamma e la mamma di punto in bianco decide di non darglielo più, è abbastanza complicato convincerlo razionalmente che è la cosa giusta da fare. Sia che il bimbo sia piccolo (il mio aveva 14 mesi) oppure sia più grandicello e già in grado di comprendere motivazioni e conseguenze delle azioni, le parole funzionano poco, meglio passare alle azioni.
Bisogna arrivare preparate con “armi di distrazione di massa”, come le chiamavo io. Che siano canzoni, giochi, cartoni animati, qualsiasi cosa che sapete che il bambino ama particolarmente. Può essere utile comprargli qualche giochino nuovo (basta una sciocchezza da pochi euro!) e tirarlo fuori quando non riuscite a distrarlo in altro modo. Si può provare a uscire e andare al parco in corrispondenza dell’orario della poppata. Si può fare scorta di qualcosa di buono che il bambino ama.
Io, una notte particolarmente critica, ho dato a mio figlio uno yogurt e due fette di panettone, ad esempio. L’importante è che nessuna di queste cose diventi il sostituto della poppata: altrimenti si cade nella trappola di un’altra routine che poi andrà tolta. Però qualche strappo alla regola, qualche concessione può essere di grande aiuto nella fase più “acuta” dell’allontanamento dal seno. E poi naturalmente dotarsi di taaaaanta pazienza, tanto amore, tante tantissime coccole e molta elasticità: è giusto concedere anche a noi stesse un piccolo premio dopo un “match tetta sì- tetta no”. Quindi se alle 3 di notte vi va una fetta di pane con la nutella mangiatela senza sensi di colpa. Ce la meritiamo.

6.Smettere di allattare e poi?

Molte di noi credono che smettere di allattare sia la soluzione per diversi problemi, altre credono che ne comporti altri. Io, per quanto ho vissuto sulla mia pelle e per quanto ho appreso parlando con altre mamme, ho capito che alcune cose.

Non è vero che i bimbi dormono di più.

Mio figlio ha dormito di più. Senza tetta notturna è arrivato a farsi anche 10 ore di sonno di fila e io sono rinata. Ma molte mamme che conosco sono invece ancora costrette a svegliarsi perché il loro bambino vuole il latte nel biberon (che è arrivato a sostituire quello materno…!), oppure cerca il contatto fisico con la mamma, oppure semplicemente si sveglia e non riesce a addormentarsi da solo. Quindi se volete smettere di allattare per dormire di più, mettete in conto che a volte la ricerca del seno non è il solo motivo per cui si sveglia un bambino.

I bimbi mangiano di più.

Solitamente sì. L’ho riscontrato in quasi tutte le mamme con cui ho parlato. Il latte che infatti arrivava dalle poppate, anche se pochissimo, riempiva quel buchino di stomaco che magari si saziava proprio con quel dolce di mamma. Quando il latte non c’è più tendenzialmente i bimbi hanno più appetito e quindi attenzione a non cedere alla “trappola” di cui parlavo poco fa: il gioco del “non ti dò il seno, eccoti il dolcetto che ti piace tanto” deve esser fatto solo nei momenti di vera emergenza.

I bimbi si dimenticano il seno? No!

No. Non se lo dimenticano. Magari non cercano più di essere allattati, ma il seno e il calore della mamma resterà per sempre un rifugio sicuro. Per mesi e mesi anche dopo la fine dell’allattamento i figli che sono stati allattati si addormentano con la manina sul seno della mamma oppure lo cercano nei momenti in cui sono stanchi o di difficoltà. Quindi al parco dopo una lite o una brutta caduta potrete trovarvi con le mani di vostro figlio nel reggiseno. Mettetelo in conto.

La mamma è insostituibile.

Moltissime mamme, e io stessa insieme a loro, sono preda del senso di colpa dopo aver preso la decisione di smettere di allattare. Anche se le motivazioni sono solide e la volontà ferrea, il pensiero di togliere al proprio figlio quel nutrimento speciale che solo loro potevano donargli e gli hanno donato dal primo giorno in cui sono venuti al mondo, le fa sprofondare in un pantano di sensi di colpa. Ci si sente egoiste, incapaci, poco tenaci. Si pensa di aver tolto al proprio bambino un alimento magico che riusciva a nutrirli e consolarli e guarirli come niente riuscirà mai a fare per il resto della loro vita.
E poi si diventa preda della paura di essere messe da parte. Poiché l’allattamento era una cosa a due, un rapporto unico mamma-figlio, si crede che nessuna cosa sarà mai più speciale come quello. Tutti gli altri potranno dare lui quello che gli dà una mamma: si pensa che tutti potranno nutrirlo, lavarlo, potranno giocarci insieme, cantargli le canzoni esattamente come fate voi. INVECE NO. La mamma è solo una, ed è la mamma. Questo dovete stamparvelo nel cuore. Una mamma e il suo bambino solo legati da un legame di natura e di istinto e di sangue più forte di ogni allattamento. Altrimenti le mamme che non possono allattare o scelgono l’allattamento artificiale come farebbero? Sarebbero meno madri delle altre? NO.

La mamma, qualsiasi mamma, ha portato in grembo il proprio bambino per nove mesi e lui ha imparato già nella pancia a conoscerne suoni e odori. La mamma ha un tono di voce speciale per lui, un odore che riconoscerebbe tra mille. Magari la mamma non sa cantare, cucina male e non ha fantasia nel giocare. Magari il papà o la nonna sanno farlo divertire giocando a calcio o facendo con lui la pasta per la pizza. Ma l’abbraccio di una mamma non lo sostituisce nessuno. La carezza di una mamma nella notte non la sa dare nessuno. La luce che brilla negli occhi di una mamma e di un figlio quando incrociano il loro sguardo non si accende negli occhi di nessun altro.
Quindi state tranquille: anche se si smette di allattare, saremo per sempre le madri dei nostri figli. Per sempre.

Smettere di allattare
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8 pensieri su “Smettere di allattare

  • 8 ottobre 2017 alle 15:38
    Permalink

    Grazie mille per questo post e per quello precedente. Io ho smesso di allattare da 4 giorni perché ho preso un farmaco assolutamente incompatibile con l’allattamento. Era da un po’ che ci pensavo, dopo 6 mesi di allattamento esclusivo e 8 di allattamento a richiesta. Mia figlia va già al nido e io sono già tornata al lavoro. Lei mangia, gioca, sta bene, la tetta era diventata una schiavitù per me ma, pur essendo giudicata per questo allattamento prolungato (‘allatti ancora!!!????’ era la frase che più mi sentivo dire), nessuno ha saputo/voluto aiutarmi a smettere. Sono persino andata in un consultorio qui a Torino, dove ci siamo trasferiti da poco, e mi hanno proposto di andare dalla psicologa…non ho capito se per togliere la tetta a mia figlia oppure perché mi consideravano mentalmente instabile! Dove abitavano prima avevo una folta e nutrita rete di amiche mamme, ostetriche e consultori ai quali rivolgermi…qui mi sono sentita molto sola. Quindi grazie per i tuoi post, mi hanno rassicurata. nel frattempo io continuo decisa a non allattare più, nonostante i pianti e le scenate e il seno che ancora fa un po’ male. Ma sono sicura che è la scelta giusta. Grazie ancora!

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    • 10 ottobre 2017 alle 16:36
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      Grazie Chiara per il tuo commento. Smettere di allattare è un momento faticoso, sia esso dopo un mese, un anno o tre anni. Quindi tieni duro. Coccola tanto la tua bambina e anche te stessa. Un abbraccio, Valentina

      Rispondi
  • 26 ottobre 2017 alle 15:20
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    Ciao, vorrei smettere ma sono ancora nella fase 1 ma ho un dubbio/ansia rispetto alla tua affermazione : ‘La mamma è solo una, ed è la mamma. Questo dovete stamparvelo nel cuore. Una mamma e il suo bambino solo legati da un legame di natura e di istinto e di sangue più forte di ogni allattamento. Altrimenti le mamme che non possono allattare o scelgono l’allattamento artificiale come farebbero? Sarebbero meno madri delle altre? NO’
    Sono dáccordo al 2000% che una mamma che non ha allattato e’ mamma allo stesso modo, ma mi chiedo: in quel caso per il bimbo quello E’ il suo rapporto con la mamma, basato su altro tipo di coccole non sulla tetta. Ma su un bimbo a cui viene levata?
    Si si sono ancora al punto1…..

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    • 27 ottobre 2017 alle 14:43
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      Un bimbo a cui viene tolto il seno, viene tolto solo uno dei tanti modi che ha di relazionarsi alla propria mamma. Sono sicura che se ti soffermi a pensare troverai decine di cose che solo tu sai fare per lui (o per lei, non mi hai scritto se hai una bimba o un bimbo!): cantare, cucinare, tenerlo in braccio in un certo modo, insegnargli a guardare il cielo… Ogni bimbo sa perché la sua mamma è speciale, al di là di ogni allattamento. E anzi, direi, che il legame che si costruisce senza il “vincolo” dell’allattamento è ancora più duraturo perché crescerà e si evolverà per tutta la vita.
      Tu intanto stai tranquilla e fai tutti i tuoi pensieri. Quando avrai metabolizzato la tua scelta, mettila in atto senza ripensamenti. Sia essa la scelta di continuare a allattare o quella di smettere. Un abbraccio.

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  • 24 novembre 2017 alle 7:58
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    Grazie, era il post che cercavo.con mila (11 mesi) siamo in trattativa da un mesetto, lei beve solo di notte da almeno 5 mesi (e nemmeno so come abbia fatto a non allattarla più di giorno, ma mi è venuto così semplice). poi invece a letto urla troppo di notte, oppure è raffreddata,oppure io voglio dormire più a lungo ecc. Insomma sempre un buon motivo per rimandare,x evitare sti sensi di colpa in un senso o nell’altro. Lei capisce perfettamente, a volte se ne fa una ragione che dobbiamo trovare un nuovo metodo per farci le coccole. Io a volte sono sulla giusta onda e funziona bene, altre non ce la faccio.mi sento incoerente, il mio compagno non ne può più, io sono a pezzi.Ma forse hai ragione tu, trovare un momento giusto nelle prossime vacanze di Natale può essere una soluzione. E niente, da questi post sento un po’di solidarietà e un po’ di forza x affrontare questo passo, che mi sembra molto più complicato di tanti altri. Grazie!

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    • 24 novembre 2017 alle 18:18
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      Ciao Marta, se ti può dare ulteriore forza, sono di nuovo anche io in questa situazione. La mia seconda bimba ha 11 mesi e è mamma dipendente di notte. Ancora non ho trovato la forza di smettere di allattarla di notte perché ha da poco iniziato l’ambientamento al nido e io il rientro a lavoro. Però sto raccogliendo le forze per questo passo. Ti sono vicina. Stai tranquilla: ogni ripensamento, ogni gettare la spugna, ogni frustrazione è normale. Dopo un poco lasciano spazio alla determinazione e sarà fatta. Un abbraccio!

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  • 12 gennaio 2018 alle 15:20
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    Per me smettere di allattare è stato facilissimo. Con entrambi i miei bimbi intorno all’anno di età e senza ansie né ripensamenti. Nessuna trattativa, era una mia decisione, serena, e quindi loro l’hanno accettata di buon grado, anche perché non gli ho dato tutto questo peso o chissà quale importanza. Allattare è bello e fa bene, si sa, ma certe volte viene enfatizzato come l’unico modo per trasmettere, oltre al latte, l’affetto, mentre ci sono tanti modi alternativi e comunque validissimi. Entrambi hanno reagito benissimo, mai un capriccio: non si sono per niente mostrati nervosi né insofferenti per questa mia scelta, anzi hanno accolto con entusiasmo la tazza di latte o di yogurt. Ormai da tempo davo loro solo la colazione e dormivano tutta la notte senza risvegli da quando avevano 9 mesi, quindi senza poppate notturne da circa tre mesi. Questa la mia esperienza: smettere di allattare = una delle normalissime tappe di crescita di un figlio.

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    • 14 gennaio 2018 alle 14:52
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      Ciao Laura, questa tua testimonianza è davvero una perla rara! Complimenti e grazie per averla condivisa. Sarà di aiuto a tutte quelle mamme che invece, come è successo a me, hanno trovato e trovano difficoltà in questa particolare ma, hai ragione, normalissima tappa di crescita di un figlio.

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