Ingorgo mammario © allatto.it
Ingorgo mammario © allatto.it

Dopo giorni di poppate che sembrano a vuoto (quante mamme hanno mai visto questo colostro? Su venite allo scoperto, quante?) finalmente arriva la tanto attesa montata lattea. Euforia iniziale, famiglia in festa: la mamma si sente finalmente la nutrice del figlio, il figlio finalmente magna qualcosa di sostanzioso, il papà si gode finalmente la taglia (o le taglie!) di reggiseno in più della mamma.

Ma l’euforia spesso dura poco: spesso infatti la montata lattea si trasforma in ingorgo mammario e cambia la storia. Quelle che erano taglie in più diventano i seni di marmo di una statua di Michelangelo: tette dure come pietre, tese come archi, calde come il fuoco e spesso anche pruriginose. Metteteci il fatto che questo accade mentre ancora avete (probabilmente) i punti sul perineo, mentre ancora perdete sangue come durante le mestruazioni di una quindicenne, e mentre avete un neonato di cinque giorni che piange per avere finalmente il suo latte dal seno morbido di mamma e che si ritrova invece tra le labbra una tetta che pare un sasso.

La situazione è difficile e, ironie a parte, va risolta quanto prima perché gli ingorghi mammari possono trasformarsi in mastite con conseguente febbre alta e complicazioni per la mamma.

Quindi che si fa?

Cerco di raccontarvi in breve quello che ho fatto io, prima documentandomi un po’ su internet e poi seguendo le indicazioni di una preziosissima consulente della Leche Legue di Torino che mi ha seguito telefonicamente in modo molto scrupoloso e davvero provvidenziale.

Innanzitutto si fa attaccare il bimbo quanto più possibile: se il piccolo riesce a prendere il seno e a succhiare sarà lui che riuscirà a svuotare il latte in eccesso. Peccato che quando è molto teso e duro nessun neonato di pochi giorni è in grado di attaccarsi a dovere, anzi il seno andrà ammorbidito proprio prima di far mangiare il piccolo.

Quindi si procede con il tentativo soft: impacchi caldi sui seni (panni ben riscaldati con cui massaggiarsi o getti di acqua calda direttamente sulla pelle) e massaggi drenanti nel tentativo di far scendere quanto più latte possibile dalla zona dolente del seno -spesso si sentono come dei noduli dove il seno duole maggiormente- verso il capezzolo. Poi se si riesce si fa un po’ di spremitura manuale (guardate questo video -da 2’00”- per capire come tirarsi il latte manualmente).

Se anche questo non basta (a me non è bastato ad esempio) si deve agire d’urto: correre a noleggiare un buon tiralatte elettrico (a meno che già non ne abbiate uno) e tirarsi via tutto il latte che ostruisce i dotti galattofori. Io, il primo novembre, festa nazionale, Torino quasi tutta chiusa, ho trovato un tiralatte elettrico professionale della Medela presso il negozio IperBimbo, ma nei giorni feriali li noleggiano anche presso numerose farmacie e altri negozi di articoli per bambini.

In casi estremi (e il mio lo stava per essere se non avessi chiamato la consulente) si va in ospedale, possibilmente dove avete partorito e con la lettera di dimissioni che vi hanno rilasciato: al nido i tiralatte professionali ce li hanno e vi tireranno via tutto il latte in eccesso.

Una volta svuotati i seni il bimbo riuscirà di nuovo a attaccarsi e tutto ricomincerà come per magia, ma non abbassate la guardia: se come me, siete costrette a svuotare completamente il seno con il tiralatte, c’è il rischio che questa super stimolazione induca il seno a produrre ancora più latte nelle ore a seguire. Per questo nei giorni successivi dovrete avere pazienza e cercare di spremervi il latte al minimo cenno di seno teso o pesante, senza dover aspettare la poppata del bambino.
A me hanno aiutato anche le conchiglie raccoglilatte: oltre a non permettere al capezzolo di toccare la stoffa del reggiseno (un toccasana in caso di ragadi!) esercitano una leggerissima costante pressione sul seno in modo tale che l’eventuale latte in eccesso esca spontaneamente tra una poppata e l’altra. (Ricordatevi solo quando le indossate che, appunto, sono conchiglie raccoglilatte e che come tali possono essere piene del vostro latte: non fate come me! Io puntualmente me ne dimenticavo e ogni volta che mi piegavo per raccogliere qualcosa mi trovavo inondata dal latte che si era accumulato, così dovevo pure lavare la maglia e pulire il pavimento bagnato. Sob).

Ingorgo mammario o quei magnifici primi giorni.
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